Tra passato e futuro: il giro di boa

Tra passato e futuro: il giro di boa

Tra passato e futuro: il giro di boa

Quando Giulio Cesare decise di spostare i festeggiamenti di inizio anno da marzo a gennaio per ragioni politiche, la divinità protettrice di questo nuovo cammino fu Giano, una tra le più importanti del pantheon romano e italico. E’ il Dio degli inizi, delle porte e dei passaggi; raffigurato con due volti, uno speculare all’altro, Giano guarda contemporaneamente al passato e al futuro e rappresenta la transizione da uno stato all’altro, ma anche la fissità e l’immobilità del terso e costante presente.

E, nella nostra staticità attuale, ci ritroviamo come lui a guardare a ciò che è stato e ciò che sarà.

2020: un anno da dimenticare.

 

Si potrebbe terminare così il bilancio di questi 366 giorni iniziati con un’apparenza di normalità in un gennaio addirittura poco rigido, oppure si potrebbe scrivere un libro per tutti gli aspetti e gli spunti che sarebbero da prendere in considerazione.

Di certo, è stato un anno che ci ha costretto alla distanza, non solo nei rapporti umani, ma anche nei confronti della superficie sicura sulla quale camminavamo, della quotidianità per come la intendevamo, della ritualità che ci eravamo costruiti. Abbiamo perso affetti, lavori, certezze, viaggi, progetti, occasioni, condivisioni.

Nella sua innaturale lentezza, è stato un anno di bilancio. Sì, perché per quanto è innegabile che ognuno di noi, almeno una volta, si è dovuto scontrare con la disperazione e la cupezza di questa inimmaginabile situazione, altrettanto lo è che ognuno di noi, almeno una volta, si è trovato a fare i conti con sé stesso.

Come stavamo vivendo prima che la pandemia ci travolgesse? Cosa andava? Cosa non andava? Cosa ci manca e cosa abbiamo guadagnato? Cosa ci aspettiamo e auguriamo dal futuro? E come lo vogliamo vivere?

Abbiamo dovuto interrogarci. Ripensarci. Riscoprirci. Riconoscerci.

C’è stata la pandemia… e poi c’eravamo noi nel mezzo della pandemia. Noi, nel nostro pezzo di cammino, con le nostre rinunce e i nostri progetti, i nostri sogni nel cassetto dimenticati, le nostre ambizioni e gli strumenti per fronteggiare il cambiamento che questo uragano ci ha portato.

Tra passato e futuro: il giro di boa

Abbiamo guadagnato tempo, una prospettiva diversa, un confronto con noi stessi.

 

Il valore assoluto che ci ha sbattuto in faccia il 2020 è la resilienza, da definizione, la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Abbiamo dovuto reinventarci, adattarci, modellarci per stare a galla senza sapere verso cosa ci portava il fiume. Abbiamo dovuto trovare modalità nuove per passare tempo insieme, per lavorare, per organizzare le giornate e le uscite di casa. Abbiamo dovuto ricucire lo strappo dell’incertezza per cercare di restare in piedi.

E in un panorama privo di sicurezza, nel crollo dei punti fermi, molti hanno detto “ricomincio da me” e hanno riaperto i cassetti delle ambizioni dimenticate, hanno pesato come usare al meglio il tempo riconquistato, hanno scoperto cosa li facesse stare bene e hanno avuto il coraggio di provare, di stravolgere, di abbattere anche quello che, barcollante, era rimasto in piedi ma che li trascinava a fondo come un’ancora di ghisa.

Ci siamo scoperti il punto fermo dal quale ripartire e abbiamo avuto l’immensa opportunità di fermarci e chiederci “come stai?”, “cosa vuoi?”

E allora questo bilancio dev’essere davvero così impietoso guardando indietro e ripercorrendo i passi fatti?

Ma, soprattutto, con che occhi guardiamo al futuro adesso?

Tra passato e futuro: il giro di boa

Lo sguardo di Giano: il mio 2020 e come vedo il domani

 

Quello che ho cercato di fare in questi 366 giorni è stato principalmente assecondare. Mi sono abbandonata alla corrente senza opporre resistenza, senza cercare di ancorarmi a una riva che conoscevo e che sapevo sarebbe rimasta il mio riferimento, se così doveva essere. Non lo era.

Ho avuto l’onore di introdurre nella vita di molte persone lo yoga, di guidare chi già lo amava e di far ricredere alcuni scettici. Ho collezionato non so quante ore di pratica personale e 243 ore di lezione.

In presenza, in gruppo, individuali, online; dinamiche, terapeutiche, di allungamento, rilassanti e ristoratrici, di forza e potenza, di risveglio dell’energia; molte preparate, studiate, accompagnate da un approfondimento teorico e focalizzate su un lavoro mirato; alcune necessariamente improvvisate.

Nessuna senza la mia anima. Nessuna senza mettermi costantemente alla prova, nessuna senza la passione che mi guida e che lì, sul tappetino, mi ha fatto dimenticare piccoli infortuni e fastidi corporei.

Proprio in questo assurdo anno, nei percorsi di counseling e di coaching, ho avuto il privilegio di seguire e accompagnare persone che, come risvegliate, hanno raggiunto grandi consapevolezze, hanno voluto riprendere in mano la loro vita, hanno rotto il giogo di una sopravvivenza per buttarsi, col cuore in mano, a vivere davvero.

Ho avuto la benedizione di fare qualcosa che amo e che mi ha spinta a proporre, condividere, cercare terreni nuovi e scoprire che c’erano modi e spazi che mi hanno permesso di abbracciare un cambiamento radicale tornando nella terra delle mie origini, la Toscana, assecondando, anche qui, un desiderio che rimandavo a un futuro non definito e cavalcando il tempo di un capitolo che si chiudeva indipendentemente dalle mie decisioni.

E, soprattutto, ho avuto l’immenso dono di avere buoni accompagnatori con i quali ci siamo sostenuti a vicenda durante il viaggio.

Nella ruvidità e nella fatica di questo anno, se guardo a queste cose, non posso che provare gratitudine.

… e adesso?

 

Non ho smesso di assecondare e l’istinto mi porta a condividere: l’anno si aprirà con alcuni progetti in cui lo yoga incontra il femminile, la naturopatia e il teatro.

Lo Yoga della Luna proporrà incontri online in cui, tramite la pratica e la womb blessing, si riscopre, si onora e si benedice il Sacro Femminile, nella sua forza, nei suoi cicli, nella sua connessione con la natura e con l’Io profondo.

Di fiore in Fiore sarà un percorso dedicato alle donne in dolce attesa che, attraverso il supporto emotivo, lo yoga e la naturopatia, saranno accompagnate nei nove mesi in un viaggio di scoperta, accettazione e benessere.

Teatro e Yoga – Il filo rosso evidenzierà le connessioni, i punti di contatto, le diversità e la complementarietà dei due mondi da un punto di vista fisico, spirituale ed evolutivo.

Mi ritrovo ad avere una girandola di idee e di stimoli che mi fanno guardare al futuro con speranza, aspettativa e voglia di ricostruire, un passo per volta, ma con fiducia.

Quello che ci auguro?

 

E’ di fare tesoro di quello che abbiamo dovuto vivere e imparare a nostre spese; di ricordarci che c’è un tempo per fare tutto ma che non è infinito, mentre le nostre potenzialità sono molto maggiori di quello che pensiamo.

Buon 2021

1 Comment
  • Federica
    Posted at 23:23h, 30 Dicembre Rispondi

    Grazie Giorgia per aver reso il 2020 un anno che tutto sommato varrà la pena di ricordare.

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