Premonizione, saggezza o… stereotipi?

Premonizione, saggezza o... stereotipi?

Premonizione, saggezza o… stereotipi?

Oggi vorrei parlare di stereotipi.

Partiamo da un po’ più lontano con qualche piccola premessa.

Nella psicologia sociale il termine stereotipo, nacque in ambito tipografico molto tempo fa, e indicava gli stampi di cartapesta usati per le lettere. La caratteristica che li rendeva unici era il poterli utilizzare più volte perché molto rigidi e resistenti. Lippmann (1992), per primo introdusse questo concetto nelle scienze sociali asserendo che il processo di conoscenza non è diretto, ma mediato da immagini mentali costruite in relazione a come ognuno di noi recepisce e percepisce la realtà.

Lasciando perdere l’accezione negativa di cui è stata caricata la parola, credo che possiamo tranquillamente ammettere che tutti abbiamo degli stereotipi mentali:

  • Se pensi a una torta di mele come te la immagini?
  • Se pensi a una coccinella che colori le attribuisci?
  • Se pensi a un albero di Natale come te lo visualizzi?

 

Mediamente immaginiamo la torta tonda con una corona di fette di mela sopra, la coccinella rossa con i punti neri e l’albero un abete (finto o vero) con palle e luci sopra; ma siamo d’accordo che la torta può essere rettangolare e i pezzi di mela possono essere solo all’interno? Che possiamo ricoprirla di zucchero a velo o di cannella? Che esistono tantissime varietà di coccinelle e possono essere anche nere coi puntini rossi, marroni, gialle ecc.? Che l’albero di Natale può essere anche di legno sagomato?

Ok.

Wikipedia li descrive così:

Lo stereotipo è una caratteristica soggettiva semplificata e persistente applicata ad un luogo, un oggetto, un avvenimento o ad un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità. […] Lo stereotipo (anche quello “positivo”) è una credenza radicata che può essere cambiata tramite l’educazione e/o la familiarizzazione.

Gli stereotipi, dunque, sono delle particolari rappresentazioni mentali, o idee sulla realtà, che diventano molto simili a degli schemi mentali e per questo sono considerati affini alle euristiche. Permettono di attribuire, senza nessuna distinzione o critica, delle caratteristiche a un’intera categoria di persone o cose, non curanti delle possibili differenze che potrebbero, invece, essere rilevate.

Premonizione, saggezza o... stereotipi?

Quando ci condiziona negativamente uno stereotipo?

 

Quando non ci permettiamo di vedere al di là di una costruzione mentale che ci siamo fatti; quando ci lasciamo frenare nel fare qualcosa perché lo immaginiamo in una determinata maniera e se non siamo capaci di riprodurla, rinunciamo perché non ci fermiamo a pensare che può essere diversa.

Purtroppo il mondo è pieno di stereotipi e non si limitano solo a torte, coccinelle e alberi, ma spaziano dalle relazioni al lavoro, dall’apparenza alla sostanza… Senza rendersi conto che chi è stato geniale, spesso lo è diventando rompendo proprio quegli schemi, quell’aspettativa ovvia, sfidando il rischio di non proporre la sicurezza di quello che il mondo si aspetta, scardinando ogni costruzione mentale.

Cito uno degli esempi più lampanti di questo coraggio: Steve Jobs

“Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.”

Premonizione, saggezza o... stereotipi?

Finali già conosciuti

 

Come una sorta di profezia, gli stereotipi incidono significativamente sulla visione che gli individui hanno di loro stessi, del loro modo di apparire con gli altri e con il mondo: gli schemi stabili, rigidi, di comportamento che si ripeteranno nel tempo, confermeranno la propria visione delle cose.

Come nell’ Edipo Re o nel Macbeth di Shakespeare, storie dall’esito già annunciato, in una situazione percepita come problematica, mettiamo in atto comportamenti che portano esattamente alla conferma della pericolosità della situazione: quelli che a noi sembrano solo conseguenza sono, in realtà, diventano i responsabili della concretizzazione della paura.

 

Se vuoi capire quanto sei imbrigliat* in questi schemi senza rendertene conto, scrivimi: ti darò qualche consiglio per smontare pezzo dopo pezzo la tua realtà statica e ricrearla!

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